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Repressione cinese in Tibet

Il governo di Pechino reprime la rivolta del Tibet. Il mondo si interroga sul boicottaggio delle Olimpiadi, ma pare certa la partecipazione degli atleti di tutto il mondo.

Lhasa - Tibet

Il mondo ha fatto una grande scoperta: la Cina è un Paese governato da una sanguinosa dittatura, che viola i diritti umani più elementari e ed esclude dal proprio orizzonte quelli politici. Per anni l'Occidente ha finto che la Cina stesse facendo progressi nel campo delle riforme, che al progresso economico ed al libero mercato si sarebbe inevitabilmente accompagnata una stagione di affermazione di diritti umani, civili e politici.

La consequenzialità libero mercato - democrazia è un assioma corrente nella scienza politica statunitense ed europea. Un approccio teorico che svela un pregiudizio eurocentrico che pare inestirpabile. Quando i leader della Repubblica Popolare parlano di via cinese al capitalismo, di società armoniosa sulla scorta del pensiero confuciano, di inadeguatezza del modello partecipativo europeo alla tradizione culturale asiatica in parte trasfigurano la realtà a vantaggio del proprio potere autocratico, in parte rivelano una realtà che è davanti all'opinione pubblica mondiale.

I cittadini della Repubblica Popolare Cinese vivono nel libero mercato più spietato, nel Paese che, seppure continui a definirsi comunista, è la massima espressione del "laissez faire, laissez passer". Eppure la morsa autoritaria del potere non cede. Anzi, la prosperità economica è il collante del consenso della nomenclatura.
I giovani di Piazza Tiananmen hanno barattato le libertà politiche con un posto al sole nella nascente economia di mercato. E non in senso figurato: molti leader sono adesso affermati protagonisti della scena economica.

Con la morte di Mao finisce una stagione, I Cento Fiori, il Grande Balzo, la Rivoluzione Culturale, vanno fortunatamente in soffitta. I cinesi rifluiscono dalla loro dimensione pubblica, spostano la propria attenzione verso il privato e quindi verso gli affari. L'identità culturale offerta dalla versione maoista del marxismo leninismo viene meno, a vantaggio di una nuova ideologia: il nazionalismo.
Fin da giovani i cinesi vengono indottrinati avverso le rivendicazioni autonomistiche del Tibet o dello Xinjiang e soprattutto contro quella che Pechino considera una provincia ribelle: Taiwan.

La situazione tibetana gode di particolare attenzione da parte della comunità internazionale grazie alla statura mondiale del suo leader spirituale e politico, il Dalai Lama. La più alta autorità del buddhismo tibetano è stato capace in questi anni, anche grazie all'impegno di stelle del cinema come Richard Gere, di gettare una luce sul comportamento del governo di Pechino.

Il Tibet è una provincia cinese dal 1950, anno dell'annessione ad opera dell'esercito popolare. Si tratta di un territorio sterminato, per lo più montagnoso. Mao intendeva creare una zona di sicurezza con l'India, con la quale i cinesi si scontrarono nella breve guerra di confine del 1962.

Il Dalai Lama, pochi anni dopo l'annessione, fu costretto a fuggire e costituire un governo in esilio a Daramsala, nel Nepal indiano.

La politica che in questi giorni Pechino sta attuando in Tibet non è una novità. Nel 1989 un'altra rivolta è stata sedata nel sangue, dall'allora governatore ed oggi Presidente della Repubblica Hu Jintao. Quando Deng Xiao Ping, con la prospettiva di intavolare una trattativa con il Dalai Lama, invitò il fratello del Lama in Tibet, il tripudio popolare fu tale da scatenare disordini e tafferugli.

L'approccio della Repubblica Popolare è mutato. Non solo repressione. Ma colonizzazione. Negli ultimi anni,sull'onda del progresso economico, è stata incentivata la massiccia immigrazione di cinesi di etnia Han. I tibetani, in un Paese con una stima ufficiale di 1 miliardo e 300 milioni, sono solo 6 milioni. Nei prossimi anni diventeranno una minoranza all'interno della loro stessa provincia. Per questo il Dalai Lama, prima ancora di riferirsi alle vittime della repressione, ha parlato di genocidio culturale.

E' di oggi la notizia che il

E' di oggi la notizia che il regime del governo cinese ha invitato ufficialmente alle olimpiadi, inaugurazione compresa, il vescovo di Honh Kong. Strani questi rapporti con la Chiesa cattolica, da una parte essa predica pace e amore fra i popoli e dall'altra accetta il buon cuore del regime per il gradito invito. Quando il Dalai Lama è venuto in Italia, lo scorso dicembre, non è stato ricevuto nè dal governo italiano (Prodi) nè dallo Stato della Città del Vaticano (Benedictus XVI). Quindi possiamo dedurre che la Chiesa cattolica abbia interessi in Cina come ce li hanno le grose potenze che vogliono fare soldi con le grandi commesse industriali e commerciali col regime cinese.
Sono cattolico ma non condivido questo abbraccio della Chiesa cattolica che si stà dimostrando essere solo d'interesse.
Di Karol Woytila(Joannes Paulus II) c'è n'è stato sulla terra solo uno. Ricordate quando anni or sono, ad Assisi, riuscì a riunire tutti i capi di tutte le religioni che si professano nel nostro pianeta?

Complimenti per la censura

Complimenti per la censura da parte Vostra ai commenti dei visitatori del sito. A metà settimana ho scritto un commento in risposta alla repressione cinese in Tibet, ma vedo che oggi, 26 aprile, non c'è più. Il titolo e l'articolo sulla repressione cinese in Tibet è Vostro, io l'ho solo commentato dicendo le cose che penso di questi cinesi assassini, che la nazione tibetana deve esistere come stato sovrano, libero e indipendente, ribadendo la mia contrarietà a questi giochi olimpici tinti di sangue innocente. Ho detto anche qualsiasi atleta dovrebbe avere vergogna di cingere al collo un medaglia grondante di sangue eventualmente vinta in queste olimpiadi farsa. Questo in sintesi il mio vecchio commento: se non và bene cancellatelo pure ed allineatevi con il regime cinese così tanto democratico da ammazzare gente innocente, saluti a tutti Balloi.

Nessuna censura. Come lei

Nessuna censura.
Come lei stesso sottolinea "... Il titolo e l'articolo sulla repressione cinese in Tibet è Vostro ..."

Abbiamo semplicemente effettuato un cambio di server e alcuni commenti sono andati persi.

E' verissimo che il titolo e

E' verissimo che il titolo e l'articolo sulla vera repressione cinese in Tibet è Vostro ed io ho semplicemente fatto un mio commento inserendolo ......
......prendo atto che tale commento si sia perso durante un cambio di server, come da voi asserito in risposta alla mia domanda se ci fosse stata o meno della censura da parte vostra, grazie del chiarimento, Balloi.

Non avrei mai immaginato che

Non avrei mai immaginato che tutto questo fosse in corso,grazie molte,il vostro sito mi ha rivelato molti fatti spesso non presi in considerazione dai nostri governi...come è violenta la Cina,ma sarebbe da vergognarci che noi occidentali per i propri interessi non staimo facendo niente per il Tibet.

X I SOLDI NEANKE DI FRONTE

X I SOLDI NEANKE DI FRONTE ALLA VIOLENTA REPRESSIONE CINESE,CI SI FERMA BOICOTTIAMO LE OLIMPIADI!!!!!!!LA FIACCOLA è SPENTA NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI NO OLIMPIADI

GRuppo ACD CAMUNO

Vorrei dire qualcosa contro

Vorrei dire qualcosa contro il sanguinario governo cinese ma molto è già scritto nel sito www(dot)unmadeinchina.org.

Seborga nel Mondo Onlus Via

Seborga nel Mondo Onlus
Via della Zecca nr. 2
18012 Seborga (IM)
www.seborganelmondo.org

Con la preghiera di diffondere la notizia via e-mail o sulle testate giornalistiche.

Seborga nel Mondo Onlus, consegnerà nei prossimi giorni, una lettera al Ministro dello Sport Giovanna Melandri, per sensibilizzare le attività politiche di fornte al genocidio commesso in Tibet e per chiedere agli atleti, ai quali verrà inviata singolarmente una lettera di richiesta, di farsi a loro volta ambasciatori di un messaggio di forte solidarietà con il popolo tibetano, indossando in qualsiasi forma riterranno la bandiera e le insegne del Tibet alla cerimonia di inaugurazione e durante lo svolgersi dei giochi.
Seborga nel Mondo, cercherà in questi mesi di divulgare la richiesta a tutte le testate giornalistiche nazionali, per sensibilizzare l’opinione pubblica, e, soprattutto le autorità istituzionali, le quali rimangono in silenzio di fronte a questa grave tragedia.

Di seguito la lettera:

Alla cortese attenzione della
Gent.ma Dott.ssa Giovanna Melandri

Signor Ministro,
ci rivolgiamo a Lei nella Sua veste di ministro delle attività sportive e di deputato del popolo italiano.
Come Associazione Seborga nel Mondo siamo profondamente colpiti e rattristati da quella che, senza timore di forzature o di interpretazioni schierate, è da decenni ormai la tragedia del popolo tibetano.
Una tragedia che i recenti fatti hanno riproposto all'attenzione del mondo con la forza di un pugno nello stomaco, di quelli che fanno male ma scuotono dal torpore.
Una tragedia che si svolge sotto i nostri occhi in spregio ad ogni principio di autodeterminazione dei popoli, contro qualsiasi libertà, una repressione che da decenni si svolge con una determinazione brutale e cieca.
Siamo colpiti anche dal silenzio di fronte a questa tragedia delle istituzioni e delle donne e degli uomini che abbiamo deputato a rappresentarci, silenzio che umilia e ferisce.
Ci rendiamo conto, come tutti, delle ragioni che portano a scegliere una politica di appeasement, ma non possiamo nemmeno non vedere come questa politica che volta la testa dall'altra parte sia condannata, come accadde nel secolo scorso, a portare a ben pochi risultati e comunque sempre sulla pelle degli oppressi che non solo non abbiamo il coraggio di difendere, ma ormai per i quali sembriamo avere persa la capacità di provare compassione e rabbia.
Il popolo tibetano viene immolato sull'altare dell'economia, su di un altare fatto di scambi commerciali, di container e di yuan.

Un altare sul quale corre il rischio di finire anche la nostra dignità e la credibilità delle istituzioni.
I fatti del Tibet, la politica cinese ma alla stessa maniera l'ipocrisia, il silenzio o comunque le reazioni decisamente “soft” a fronte di questi fatti verificatesi finora feriscono le coscienze di sempre più persone, incidendo sempre più diffusamente ed in profondità sugli umori e sulla coscienza di un numero insospettabilmente corposo di cittadini e di elettori, un umore non difficile da sondare.
Per questo, Signor Ministro, rivolgendoci alla dignità della Sua carica ed alla Sua sensibilità di donna e di persona, Le chiediamo come cittadini italiani e come associazione di farsi latrice presso le istituzioni sportive di un messaggio forte.
Un messaggio generoso e senza ipocrisie che tranquillizzi chi ormai pensa che alla politica poco importi dei deboli e che a molti sportivi interessi solo mettersi in vista su di una vetrina internazionale, prestigiosa anche se sporca di sangue, per lucrare qualche contrattino pubblicitario ed un paio di copertine.
Chiederemo, anche singolarmente, agli atleti italiani impegnati ai giochi olimpici di Pechino di farsi a loro volta ambasciatori di un messaggio forte di solidarietà con il popolo tibetano, indossando in qualsiasi forma riterranno la bandiera e le insegne del Tibet alla cerimonia d'inaugurazione e durante lo svolgersi dei giochi.
A chi accetterà di sostenerci ben poco potremo offrire, come ben poco può offrire il popolo tibetano se non la riconoscenza, la preghiera e chissà, forse in futuro, un sorriso. Speriamo ardentemente che siano, questi, beni che hanno ancora un valore se non sui mercati, almeno nelle coscienze e nei cuori.
Con stima e cordialità,

Il Presidente
Flavio Gorni

Buongiorno, mi congratulo

Buongiorno, mi congratulo con voi per la bellezza del sito, e per la ricchezza di contenuti, le ampie vedute e il clima veramente sportivo che lo pervade. Vi segnalo anche questa notizia, molto collegata alle Olimpiadi ,se volete darvi spazio: perchè la Cina capisca che con queste Olimpiadi, sotto gli occhi del mondo, deve cambiare strada alla sua politica inumana, non solo con gli esseri umani ma anche con tutto il resto.
grazie e ancora complimenti per il sito.

http://www.corriere.it/animali/08_febbraio_25/pechino_cani_gatti_randagi_a_rischio_be2d45b6-e3ba-11dc-9d24-0003ba99c667.shtml
http://www.timesonline.co.uk/tol/sport/more_sport/article3427996.ece
http://www.dailymail.co.uk/pages/live/articles/news/worldnews.html?in_article_id=528694&in_page_id=1811

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