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Non solo Tibet

I diritti umani in Cina: perché all'Occidente interessa solo il Tibet?

Dalai Lama - George Bush

Nel mezzo delle spettacolari Olimpiadi Made In China, bombardati da notizie su Usain Bolt e Michael Phelps, il fioretto e la canoa, è passato in secondo piano l'argomento che ha infiammato il clima prima della cerimonia d'apertura: i diritti umani in Cina. Ma è davvero questo il tema che sta a cuore all'ondivaga opinione pubblica occidentale? I diritti umani, ma anche civili e politici, nella nazione più popolosa del mondo?

Quando si parla di diritti umani in Cina si fa riferimento sempre e solo alla cosiddetta questione tibetana. Con l'approssimarsi dell'appuntamento olimpico le testate giornalistiche di tutto il mondo, le televisioni, i siti web, hanno fatto a gara per informarci sull'intollerabile stato della libertà religiosa e politica della Provincia Autonoma del Tibet. Provincia Autonoma è uno spassoso esempio dell'involontario umorismo di ogni regime autoritario: Repubblica Democratica Tedesca, Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, i centri di rieducazione, facciamo la guerra per fare la pace, vogliamo il benessere del popolo sovrano. Ci sarebbe da ridere, solo che c'è sempre qualche milioncino di morti a ricordarci che no, non sta proprio bene sogghignare.

La Provincia Autonoma del Tibet è una provincia dal 1949, da quando cioè le sgangherate truppe di Mao invasero quello che era uno stato sovrano. Sul momento i tibetani non furono poi così scontenti, visto che erano governati come un feudo medievale da una cricca di sanguisughe in abito monastico. Ma siccome, si sa, al peggio non c'è mai fine, con la Rivoluzione Culturale, Libretto Rosso in una mano e mitra nell'altra, i cinesi decisero che la libertà religiosa non era poi così importante, e con furia iconoclasta degna di miglior causa decisero di radere al suolo qualche migliaia di monasteri. Morale della favola: le magnifiche sorti e progressive del sol dell'avvenire maoista necessitavano di un controllo ferreo sui turbolenti tibetani. Un controllo che non è affatto scemato, in una regione che a Pechino considerano fondamentale ancor più dopo il 1962, anno della guerra di posizione tra Cina ed India. La questione è talmente importante per i cinesi ed il Partito Comunista che la stella dell'attuale Presidente Hu Jintao ha acquisito fulgidezza con la feroce repressione manu militari dell'ultima rivolta tibetana nel 1989.

Proprio ieri, 21 agosto, il Dalai Lama per mezzo di Le Monde ci ha informato che la repressione del dissenso in Tibet continua, con determinazione e ferocia. La polizia avrebbe sparato contro la folla inerme, causando 140 morti. Altro che riavvicinamento tra Pechino e Dharamsala, trattative per l'autonomia e sciocchezze varie propinate da Hu Jintao ai falsamente creduloni leader occidentali. La Cina continua nella sua politica, imperterrita e senza tentennamenti. L'obiettivo è quello di diluire a tal punto la cultura indigena, con una massiccia iniezione di cinesi Han, che tra qualche anno il problema sarà semplicente esaurito per un mero dato demografico.

Torniamo però al quesito di partenza. Davvero ci interessano i diritti umani in Cina? Oppure ci interessa solo la questione tibetana e la repressione della religiosità buddhista? I dirigenti di Pechino stanno compiendo la medesima operazione nello Xianyang, da qualche anno si stanno peritando di sradicare la setta Falun Gong e certo non si può dire che i cattolici abbiano vita semplice. E allora perché? Difficile trovare una risposta. Ad essere cinici si potrebbe dire che il buddhismo è molto cool, che ha fatto più bene Richard Gere alla causa tibetana di quanto bene abbia fatto il buddhismo a Richard Gere che non azzecca un film da Pretty Woman. Che il Dalai Lama fa molto Gandhi vestito meglio. Dei diritti dei musulmani non è che poi ci interessi tanto. E, anche se non è politically correct dirlo, dall'11 settembre ci stanno anche un pò anticipatici. Falun Gong è una setta talmente strana che al confronto Scientology pare un culto per persone assennate. I cattolici, poi, sono decisamente out: ma come, l'Occidente brama la spiritualità orientale e voi v'attaccate alle sottane di Benedetto XVI?

Insomma: libertà per il Tibet, ma anche libertà per la Cina.

Io invito tutti gli atleti

Io invito tutti gli atleti ancora a Pechino a fare un piccolo gesto, basta poco. Un segno. La Granbassi dice bene ma dice tardi.

E' assurdo che ovunque si espongano simboli di supporto alla causa tibetana fuorché a Pechino.

Ho letto che la Granbassi

Ho letto che la Granbassi oggi ha chiesto agli atleti di manifestare dopo aver gareggiato. Certo che è proprio beghina. Lo dice ora comodamente seduta a casa davanti alla tv, ma quando era a Pechino non ci ha pensato neanche un attimo a farlo.

Brava quanto volete nel fioretto, ma fa meglio a stare zitta sul resto

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